mercoledì 10 febbraio 2016

Nuovi Colombi e Vecchi Mondi.

Varkala, 10 Febbraio 2016

Ho uno smoothie gelato sul tavolino e una ciotola vuota che prima era riempita con una macedonia di frutta mista. Sono nero, rosso, bianco per la minor parte; sto cambiando la pelle. Qui è estate, con tutto ciò che ne consegue e qualcosa di piu'.

Era il 4 gennaio, dopo quasi un anno presente/assente, tossico, malato, guarito dentro non abbastanza, morto fuori, lasciato... che io prendevo l'aereo per Thiruvavnthapuram, nel Kerala, India. Mia madre se n'è andata prima, io tre mesi dopo. Ciao mamma, qui è estate.

Sceso dall'aereo, quel poco d'inglese che pensavo di saper manovrare, s'era buttato dall'aereo e, complice il jet-lag, e lasciava solo un europeo attonito, con la faccia da mattone, a veleggiare qualche consonante ed impacciate vocali. Immaginate quanto facile potesse essere procacciarsi la sim locale per il telefono? O anche solo compilare i settantavolteuguali centoventi moduli di, boh!?, sbarco? Non so come chiamarveli. Perchè il Visto avoja che già c'era. Un anno, mica poco. Lasciamolo detta per ultima, ma ultima non era affatto, la difficoltà presentata dall'indiano medio che, spara parole in in inglese come fossero sputi per uno col muco (!) ma con una pronuncia da fantascienza.  Non voglio, ne' posso giudicare, ma vocalizzano a livello nasale, palatate, testale, nuvolare... insomma, cazzo, non con la bocca. Secondo me di schiena li capisci meglio. Poi clacson, millemezzi, fantasie stradali ma passo oltre perchè queste cose sono peculiari e le sanno tutti. No?


Quattro settimane in Ashram, a Neyyar
Dam, per il TTC; corso istruttore yoga insomma. E quindi... si, la vita monastica l'ho trovata tutta. Un piccolo villaggio autosufficiente in cui ti svegli al mattino presto (5, 5.30) e poi mediti, canti, ascolti gli insegnanti, pratichi le asana, le tecniche respiratorie, mangi (e vi spiegherò come), poi di nuovo tutto. Parli ma con moderazione, non hai tempo, devi fare i compiti, a letto presto. Duecento persone, da tutte le parti del mondo. Dormitori, sale grandi dove si condividono gli spazi. Il sesso non esiste, se non per una definizine di genere al momento della nanna. Verde ovunque, palme, zanzare tante, bestie rare che chissà i nomi, o bestie comuni ma randagie che se ti va bene le accarezzi e se ti va male son cazzi tuoi. Coccodrilli boh, mucche per il latte e leoni che di notte si sentono ruggire (c'è un parco di fronte). Caldo ma sopportabile, umido ma mica sempre. Cultura indiana ovunque. Cibo sattvico (km 0, vivo, poco lavorato, vegetariano).
Io e la tenda rossa. I cani si portano via il mio asciugamano. I parassiti mi mangiano e solleticano vivo. Le noci di cocco e le foglie, enormi, mi piovono attorno con rumore impressionanti svegliandomi di soprassalto. Ma anche i scoiattoli come vicini di casa e i canti, talvolta sgraditi, ripetersi. Le docce fredde, le docce (e i bagni) da lavare, ogni giorno alle 11 per servizio disinteressato. Qui ognuno esegue il proprio piccolo contributo perchè la comunità possa reggersi. Si ok, si paga per venirci e anche tanto: ma andiamo, siamo nel 2016 e siamo uomini. Qui non è Avatar nè Atlantide.
Dicevo... si mangia a terra, con le mani, assieme."Come cani" è ciò che ho pensato al primo momento, poi mi sono abituato. Il cibo è vita e la vita và assunta senza preservativo, convenite?
L'igiene, l'avrete capito, non è proprio la bandiera nazionale, o almeno non lo è secondo i crismi e metodologie del nostro Occidente (ah! Caro Nursing...!). Ma io sono vivo. Qui la gente mi pare radiosa e sana. Bella cute, denti e occhi bianchi che non vi spiego, corpi tonici e francamente mediamente ben torniti (naturalmente, no body-building e pissipissi baubau). Forse non si scopa? Sicuramente non sento parlare di HIV. C'è ma non si vede o non si sa? Vi dirò, secondo me non c'è. Qui regna l'ayurveda ed alcun chemioterapico o allopatico massivo e sintomi ne rilevo zero. Tumori dove? No. L'idea che mi sono fatto è... la mia. Voi fatevene una vostra. :)

Poi finisce tutto. Riti prima, durante e dopo. Fuoco, fiori e frutta. Insomma un film. Però la gente se ne và, pure quella con cui non hai mai parlato. L'istruttore di Hatha Yoga che hai visto due volte per ognuno degli ultimi 28 giorni rasenta la commozione ed io, non posso spiegarvi quanto inaspettatamente, sono costretto a guardarmi fisso le ginocchia per non piangere a dirotto. Cinque secondi prima non ci avrei scommesso, cinque secondi dopo è come se tutte le emozioni dell'ultimo anno volessero scoppiare senza preavviso in una cascatata di acqua dagli occhi. A scriverne ancora faccio fatica a trattenerle, 'ste lacrime. Pensavo di essere l'unico ed invece quanti compagni, come me, nella stessa condizione al momento dei saluti. Nostalgia e tristezza, finisce un mondo. Sarei falso a parlare di chissà quale energie, comunioni o intese... ma se nello stivale siamo soliti ascoltare le cronache di famiglie che si accoltellano: quanto colpisce che musulmani, cristiani, atei, buddhisti, ventenni, sessantenni, brutti, belli, di tutte le fattezze e colori, convivessero assieme senza problema di sorta nello spirito di un ritmo comune e con una visione d'insieme? Al netto della poesia, stucchevole e spesso inutile, un miraggio si fa visione. E quella, di un ancestrale Noi, di qualsiasi purissimo Me, dice.

Il 14 si avvicina e per me comincerà il livello avanzato. Stesso Ashram, cambiano insegnanti e compagni, quasi tutti. Rimarrà la tenda rossa, ammesso che io la ritrvi integra. Perchè nel frattempo, come da intestazione, mi sono spostato sul Mare Arabico, costa vera insomma, Varkala. Mare e spiaggia per un pò di necessario relax. Ora è arrivata la mia brocca di Chai col latte di cocco. Di fronte a me, di schiena, ho la coppia straniera che mi ha salvato ieri. Vi spiego...
Qui, benchè un turista possa fare pressapoco ciò che vuole, c'è un certo rilevabile pudore. Ma ci sono anche tante onde. E ci sono pure io con pochissime mutande di cotone e zero costumi. Sicchè ieri tra una montagna d'acqua e l'altra mi sono messo a sciacquare le mutande dalla sabbia... e quelle mi scivlano dalle mani lasciandomi completamente nudo, in mezzo all'acqua. Urla e strepita per farti sentire dagli amici fuori, gesticola con un matto... ma niente. Quelli mi dicevano, da lontano, di uscire. Ecco che mi tocca chiedere alla coppia di cui sopra, per pietà, di andare a chiedere ai fenomenali amici miei di portarmi il lenzuolino per comprirmi... Fantozzi, insomma.
Ma anche Belen, visto che passeggiando con le mutandine mie rosa (lavare rosso e bianco assieme: mai! Neanche a mano!) Un gruppo di indiano mi chiedono di poter fare una foto... non io a loro, ma loro assieme a me nel mezzo! Giuro. Boh.
Il posto qui è ottimo, i non locali vengono un pò broccati per gli acquisti piu' disparati ma si sta comunque bene. Prezzi bassi se te li trovi. Beni di prima necessità regalati, compreso il cibo. Ieri per una cena in quattro, ristorante tibetano con terrazzo di legno sul mare, tipo 22 euro. Non ciascuno, in totale. Capite? Un cocco sul mare tagliato sul momento da bere e mangiare, praticamente un pasto completo salutare e super-equo-eco, tipo 1,50 euro. Mi sono spiegato insomma.

Dopo l'ATTC, a metà marzo, mi piacerebbe andare alle Maldive. Alle Andamane. Alle Hawaii. Negli USA. In Canada. Prestarmi per qualche mese di residenza monacale presso il primo Ashram aperto lassù. Ma anche girare non stop per l'India stessa. Verso il nord magari. Un tedesco qui s'è preso una moto a 400 euro e come me senza patente la guida tranquillamente e girerà libero dopo aver lasciato il Dhanwantari (Ashram). Perchè no?
Sogno tanto e progetto poco, questo è il momento in cui va bene farsi accompagnare dalle suggestioni. Ancora per un pò. Lo dice il nome spirituale che mi è stato dato: Atmadas, Servo del Self; se c'è una via per me non la imboccherò per mezzo di una mente impegnata, agitata, rabbiosa. Di portarsi la MilanoMilano dentro non c'è ragione. Abbandonati o ti spezzerai, ti spezzerai se non ti abbandoni... abbandonati...

Mi piacerebbe ancora trovare un compagno perchè viaggiare assieme, in tutti i sensi, fa bene alle gambe, alla pancia, ai polmoni. Fa bene agli occhi, alle mani. Fa bene a lui, fa bene a me. Uno zaino ciascuno pesa meno di uno zaino e basta. Ma so, cavolo se lo so!, che un percorso non si misura in funzione delle zavorre. Nè in funzione di una meta. Nè forse in funzione; qui le parole ci lasciano ed ognuno si trova nel proprio silenzio colmo di pensieri inutili ad affrontare il proprio personalissimo salto; prima o dopo, di qua o di là, arriva per tutti., hai visto? Alla fine, dall'inizio, siamo tutti sòli? Sóli e senza alcun motivo di aver paura.
Ciao Mamma, io te l'avevo detto...
... "Va tutto bene".

Se avete domande, richieste, dubbi o chenesò, io magari vi potrò essere utile: fatevi avanti; mai fossse che dormo, prima abbaio. 

Om Shanti, Shanti, Shanti.

Giacomo Mattiazzi (fb)

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